Meditazioni di OSHO

Perché meditare?
La vita oggi giorno ha dei ritmi frenetici e la nostra attenzione è indirizzata all’esigenza prioritaria del mondo esterno (il lavoro, la famiglia, il divertimento, la cultura ..........). Lo strumento che ci permette di rivolgere la nostra attenzione anche verso l’interno è la meditazione, ci mette in contatto con la nostra soggettività, per conoscere non solo com’è ma anche per trasformarla. La soggettività può essere percepita, sia con il nostro corpo fisico con le sensazioni, oppure col corpo psichico tramite l’emozioni, i sentimenti e le funzioni mentali. La parte psichica si muove in una dimensione attiva e viva, di solito data per scontata ma non orientata, vissuta semplicemente lasciandola scorrere senza alcuna attenzione e consapevolezza. Diciamo a noi stessi: ”Non c’è il tempo” e forse la capacità e la volontà e tutto scorre e tutto semplicemente ci accade, dentro e fuori di noi, in pratica ignoriamo chi siamo. A volte accade che delle reazioni interne molto intense ci danno delle intuizioni folgoranti, che ci travolgono facendo affiorare quella parte del nostro essere per lo più sconosciuta. Osho ha saputo rivoluzionare il mondo della meditazione, creando delle tecniche più adatte al nostro tempo e realtà. Tecniche dinamiche in grado di trasformare l’individuo in profondità, per Osho meditazione è creare uno stato di non mente. E’ lasciare accadere qualcosa in uno spazio protetto, ma non necessariamente nel silenzio, anzi, il moto, il movimento, è molto utilizzato nelle sue tecniche. Un movimento in cui ci si senta se stessi, liberando tutte quelle sovrastrutture acquisite nel tempo che ci legano ad una vita che spesso non è soddisfacente.
Perché meditazioni attive?
L'uomo moderno è un fenomeno molto recente. Non è possibile usare alcun metodo tradizionale esattamente così com'è, perché l'uomo moderno è assolutamente diverso da quello che l'ha preceduto. Quindi, in un certo senso, tutti i metodi tradizionali sono diventati irrilevanti.
Per esempio, il corpo è cambiato moltissimo. È così pieno di sostanze chimiche che nessun metodo tradizionale può aiutarlo. Adesso tutto l'ambiente è artificiale: l'aria, l'acqua, la società, le condizioni di vita. Nulla è naturale. Nasci nell'artificialità, ti sviluppi al suo interno. Quindi i metodi tradizionali al giorno d'oggi si dimostreranno dannosi. Dovranno essere trasformati in relazione alla situazione moderna.
Un'altra cosa: la qualità della mente è cambiata in modo radicale. Ai tempi di Patanjali [il più famoso commentatore dello yoga], il centro della personalità umana non era il cervello, ma il cuore. Ancora prima di allora, non era nemmeno il cuore. Il centro era più in basso, vicino all'ombelico. Ora si è spostato ancora più lontano dall'ombelico: il centro è il cervello. Ecco perché insegnamenti come quelli di Krishnamurti sono diventati attraenti: non occorre alcun metodo, alcuna tecnica - occorre solo comprensione. Ma se si tratta solo di una comprensione verbale, intellettuale, non cambia nulla, nulla si trasforma. Diventa solo un ammucchiare nozioni.
Io uso metodi caotici piuttosto che sistematici, perché un metodo caotico è di grande aiuto nello spostare il centro dal cervello verso il basso. Il centro non può essere spostato verso il basso grazie ai metodi sistematici, perché la sistematizzazione è lavoro mentale. Con un metodo sistematico, il cervello verrà rafforzato ancora di più, gli verrà data ulteriore energia. Con i metodi caotici, il cervello viene annullato: non ha nulla da fare. Il metodo è così caotico che il centro viene spostato automaticamente dal cervello al cuore. Se fai il mio metodo di meditazione Dinamica con vigore, in modo caotico, non sistematico, il tuo centro si sposterà al cuore. Allora avviene la catarsi.
La catarsi è necessaria perché il tuo cuore è molto represso, e la causa di questo è il cervello. Il cervello ha conquistato tanta parte del tuo essere che ora ti domina. Non c'è posto per il cuore, e così i desideri profondi del cuore vengono repressi. Non hai mai riso con tutto il cuore, non hai mai vissuto con tutto il cuore, non hai mai fatto nulla con tutto il cuore. Il cervello si intromette sempre per sistematizzare, per rendere tutto matematico, e il cuore viene represso. Per questo all'inizio è necessario un metodo caotico per spostare il centro della consapevolezza dal cervello verso il cuore.
A quel punto ci vuole la catarsi per alleggerire il cuore del suo fardello, per buttar fuori le repressioni, per far sì che il cuore si apra. Se il cuore diventa leggero, se riesce a scaricarsi, il centro della consapevolezza viene spinto ancora più in basso: arriva all'ombelico. L'ombelico è la fonte della vitalità, la sorgente originaria da cui deriva ogni altra cosa: corpo, mente e tutto quanto.
Dietro a questo metodo caotico c'è grande riflessione. Una metodologia sistematica adesso non può essere di aiuto, perché il cervello ne farà un altro dei suoi strumenti. Né possono aiutare i canti sacri, i mantra - il cuore è così oppresso che non può fiorire in un vero canto. La consapevolezza deve essere risospinta verso la sorgente, verso le radici. Solo allora c'è una possibilità di trasformazione. Quindi uso i metodi caotici per spingere la consapevolezza dal cervello verso il basso.
Quando sei nel caos, il cervello smette di funzionare. Ad esempio, se guidi la macchina e improvvisamente qualcuno sbuca davanti a te, reagisci in modo così repentino che non può essere opera del cervello. Il cervello ha bisogno di tempo. Deve pensare cosa fare e cosa non fare. Quando c'è il rischio di un incidente e freni di colpo, provi una sensazione vicino all'ombelico, come se fosse lo stomaco a reagire. La tua consapevolezza è stata sospinta verso l'ombelico a causa dell'incidente. Se si potesse prevedere l'incidente in anticipo, il cervello sarebbe in grado di rispondere. Ma quando sei in un incidente, accade qualcosa di misterioso: noti che la consapevolezza si è spostata verso l'ombelico.
Se chiedi a un monaco Zen: "Con che cosa pensi?", lui si mette la mano sulla pancia. Quando gli occidentali sono entrati per la prima volta in contatto con i monaci giapponesi, faticavano a capire. "Che sciocchezza! Come puoi pensare con la pancia."
Ma la risposta Zen è significativa. La consapevolezza può usare qualsiasi centro del corpo, e il centro che è più vicino alla sua sorgente originaria è l'ombelico. Il cervello è il più lontano, quindi, se l'energia vitale si sposta verso l'esterno, il centro della consapevolezza diventa il cervello. Ma se l'energia vitale si sposta verso l'interno, alla fine l'ombelico diventerà il centro.
I metodi caotici sono necessari per spostare la consapevolezza verso le sue radici, perché solo dalle radici la trasformazione è possibile. Altrimenti continui solo a verbalizzare, e non c'è trasformazione. Non basta sapere cos'è giusto. Devi trasformare le radici, altrimenti non cambierai.
Quando una persona sa qual è la cosa giusta ma non può far niente al riguardo, le sue tensioni si raddoppiano. Comprende, ma non può farci nulla. La comprensione ha senso solo se arriva dall'ombelico, dalle radici. La comprensione che viene dal cervello non ti trasforma.
Ciò che è supremo non può essere conosciuto tramite il cervello, perché quando operi con il cervello sei in conflitto con le radici da cui provieni. Tutto il tuo problema è che ti sei allontanato dall'ombelico. Sei arrivato alla vita attraverso l'ombelico e morirai attraverso di esso. È necessario tornare alle radici. Ma il ritorno è difficile, arduo.
I metodi tradizionali hanno un certo fascino perché sono antichi e ci sono tante persone che nel passato si sono realizzate grazie ad essi. Sono forse diventati irrilevanti per noi, ma non lo erano per Buddha, Mahavira, Patanjali o Krishna. Erano significativi, erano di aiuto. I vecchi metodi possono essere ora privi di senso, ma per il fatto che Buddha si è realizzato grazie ad essi, hanno un certo fascino. Il tradizionalista pensa: "Se Buddha si è realizzato con questi metodi, perché non posso farlo anch'io?".
Ma ora ci troviamo in una situazione completamente diversa. L'ambiente nel suo complesso e tutta la sfera dei pensieri, sono cambiati. Ogni metodo è in relazione armonica con una situazione particolare, con una mente particolare, con un particolare tipo di uomo. Il fatto che i vecchi metodi non funzionano, non vuol dire che i metodi siano inutili. Vuol dire solo che i metodi stessi devono subire un cambiamento.
(brano tratto dal libro"La rivoluzione interiore - La psicologia dell'esoterico" di Osho)
Meditazione Chakrabreathing
Primo stadio: 45 minuti
Stai in piedi, con i piedi alla larghezza delle spalle, chiudi gli occhi. Apri la bocca e inizia a respirare rapidamente nei chakra, i tuoi centri energetici. Inizia con il centro più basso, il primo chakra. Ogni volta che senti la campanella, muovi il respiro verso l'alto, nel chakra successivo. Il tuo respiro dovrebbe farsi più rapido e sottile mentre ti muovi verso l'alto attraverso ogni chakra. Permetti al tuo corpo di essere morbido e rilassato. Puoi muoverti, scuoterti, fare qualsiasi movimento delicato che dia supporto al tuo respiro. Giunto al settimo chakra, sentirai il suono di tre campanelle. A questo punto attraverso il respiro torna lentamente giù al primo chakra attraversando tutti i sette chakra. Hai circa due minuti per ritornare al primo chakra.Questo ciclo si ripete tre volte.
Secondo stadio: 15 minuti
Siedi con gli occhi chiusi, in silenzio, immobile, e osserva qualsiasi cosa accada dentro di te.
Meditazione Nadabrahma
La meditazione Nadabrahma dura un'ora ed è divisa in tre stadi. È una tecnica di meditazione da seduti, in cui il suono 'mmmm' e i movimenti delle mani creano un equilibrio interiore, un'armonia tra corpo e mente. Può essere fatta in qualunque momento della giornata, meglio se a stomaco vuoto e rimanendo inattivi per almeno quindici minuti dopo la fine.
“Quindi nella Nadabrahma ricorda questo: lascia che corpo e mente siano totalmente uniti, ma tu ricordati di essere un testimone, un osservatore. Allontanati da loro, lentamente e facilmente, senza lotta o conflitto, come se uscissi dalla porta sul retro. Loro vengono nutriti, tu esci e guarda dall'esterno....” Osho
Primo stadio: 30 minuti
Siedi in posizione rilassata a occhi chiusi. A bocca chiusa, inizia a fare il suono 'mmmmm', abbastanza forte da poter essere sentito dagli altri, se stai facendo la meditazione con altre persone. Questo creerà una vibrazione nel corpo. Puoi anche visualizzare un bambù cavo o un altro contenitore colmo solo della vibrazione del suono che stai facendo. Arriverà un punto in cui il suono continua da solo e tu diventi l'ascoltatore. Non c'è bisogno di respirare in modo particolare, e puoi cambiare l'altezza del suono e muovere il corpo dolcemente e con lentezza, se senti di farlo.
Secondo stadio: 15 minuti
Questo stadio è diviso in due parti di sette e minuti e mezzo ciascuna. Nella prima parte muovi le mani, con i palmi all'insu, in un movimento circolare verso l'esterno. Inizia all'ombelico e muovi entrambe le mani in avanti per poi dividerle creando due grandi cerchi speculari a destra e a sinistra. Il movimento dovrebbe essere così lento che a volte può sembrare che le mani siano ferme. Senti che stai dando energia all'universo. Dopo sette minuti e mezzo, la musica cambia e tu giri le mani con i palmi all'ingiù, e inizi a muoverle nella direzione opposta. Ora le mani si avvicineranno l'una all'altra all'ombelico e si divideranno andando all'esterno verso i lati del corpo. Senti che stai assorbendo energia. Come nel primo stadio, non bloccare gli eventuali movimenti lenti e dolci del resto del corpo.
Terzo stadio: 15 minuti
Rimani seduto assolutamente silenzioso e tranquillo
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